Isola di Saona: come visitare questo luogo da cartolina lontano dalle masse

Sveglia che suona in punto all’alba e riecheggia nella camera bianca della guesthouse in cui ho trascorso la notte. Mentre il piccolo paesino di Dominicus ancora dorme, percorro a piedi Avenida Eladia e in una manciata di minuti raggiungo la playa pública di Dominicus, un fazzoletto di spiaggia stretta tra case e villaggi turistici nella zona di Bayahibe, nel sud-est della Repubblica Dominicana.

C’è un silenzio surreale, non ci sono turisti, i chioschi e i negozietti che popolano la spiaggia sono deserti, e i colori pastello del mattino dipingono il cielo e il mar caraibico.
Mi viene incontro Gabriele, un ragazzo toscano che vive qui da una vita, col quale ho appuntamento per andare insieme alla scoperta della bellissima Isola di Saona. Dalla spiaggia libera di Dominicus, la piccola imbarcazione di Gabriele ogni giorno porta con sé i visitatori a scoprire un’isola davvero tanto tanto turistica, quanto imperdibile della Repubblica Dominicana.

Partita in lancia dalla spiaggia di Dominicus, abbiamo iniziato l’avvicinamento e l’esplorazione di Saona, che durerà l’intera giornata e che prevede la circumnavigazione dell’isola, alternata da tappe relax e di visita.
Tra i momenti più belli di una giornata alla scoperta di Saona che di più ho amanti e che non devono mancare in un’escursione come si deve, ci sono la nuotata mattiniera presso le famose “piscine naturali”, un’area dove le acque cristalline non superano il metro di profondità…trovarsi qui alle 8 in punto a fare il primo bagno della giornata senza nessun turista attorno è una goduria vera; poi c’è il luogo da cartolina di Saona, dove trascorrere una manciata di ore: la spiaggia Canto de La Playa, anche qui è impagabile nuotare, rilassarsi e scattare delle foto senza nessuno attorno; un’altra highlight è la navigazione all’interno del Canale Catuán, che separa l’isola di Hispaniola da Saona, con acque poco profonde e delimitato da imponenti mangrovie, che proteggono la costa; infine, la tappa al paesino di Manu Juan che consente di vedere da vicino la vita di chi vive sull’isola, una piccola cittadinanza che prima si sostentava con la pesca, mentre ora vive soprattutto grazie all’artigianato e al turismo. 

[Ecco le cose che ho imparato sull’isola di Saona]

So che Saona non ha bisogno di troppe presentazione e non è una meta da caldeggiare perchè è già ampiamente nota e promossa, ma la differenza dal mio punto di vista la fa ovviamente il modo con cui si vive questa escursione, e perchè appunto imparare a scegliere quella giusta è importante. In secondo luogo, Saona è una piccola isola scrigno di storia e cultura, che solo grazie a una guida preparata si può effettivamente scoprire, e non di certo con un’escursione dozzinale in cui l’aspetto culturale, ma anche naturalistico passa in cavalleria. Allora vorrei condividere con te le cose che ho scoperto di Saona e una serie di quick facts molto interessanti!
  1. Cristoforo Colombo scoprì l’Isola di Saona nel suo secondo viaggio verso le Americhe nel 1494, e la chiamò “Bella Savonesa”, pensa un po’, per omaggiare il suo amico navigatore Michele da Cuneo originario di Savona, che ne divenne anche il primo governatore.
  2. La storia però fa di Saona patria dei Taino, popolazione indigena dominicana. Originariamente l’isola si chiamava Adamanay, prima che venisse ribattezzata da Colombo. In Repubblica Dominicana ci sono fazioni che vorrebbero si ripristinasse il nome originale. Sull’isola sono custoditi anche interessanti siti archeologici e grotte abitate dai Taino, soprattutto nella zona di Punta Roca: in questa parte dell’isola i Taino si rifugiarono per scappare dai coloni. Le grotte, ben protette e di difficile accesso, fungevano da rifugio e conservarono reperti e tesori Taino fino a quando nel 1912 l’archeologo americano Theodoor de Booy le scoprì.
  3. La spiaggia Canto de la Playa è la spiaggia più famosa e più bella di Saona, ed è anche molto amata da Hollywood, qui si sono filmate scene di film come I Pirati dei Caraibi o Laguna Blu.
  4. L’Isola fa parte di una riserva statale protetta, il Parque Nacional del Este, che è una riserva ricchissima, dove diversi ecosistemi si mescolano tra loro, dalla foresta semi-umide alle mangrovie.
  5. La popolazione dell’isola è di circa 500 abitanti che vivono in una manciata di casette di legno (non è possibile edificare a Saona…per il momento) nel villaggio di Manu Juan, dove le famiglie che prima vivevano principalmente di pesca, ora si arrangiano con artigianato e turismo. Qui ho comprato alcuni dei miei souvenir! È l’unica “città” dell’isola e con il tour di Gabriele è possibile farvi visita, girare per le sue abitazioni e incontrare la gente del posto.
  6. Il territorio di Saona è pianeggiante e la costa per lo più rocciosa con insenature sabbiose. Punta Roca è l’unico punto ad avere una leggera elevazione sopra il livello del mare. Ci sono diverse lagune sull’isola, la più grande è la Laguna Los Flamencos di 2 km2 di estensione, poi c’è la Laguna Canto de La Playa e la Laguna Secucho. Queste attirano in alcuni periodi dell’anno stormi migranti di fenicotteri, anatre yaguasas e aironi bianchi.
  7. A Saona vivono specie animali in via di estinzione come l’iguana rinoceronte, il lamantino, l’isola ospita tante specie aviarie come la folaga americana, le pernici, i gabbiani, gli aironi. E infine le tartarughe, le cui uova purtroppo sono bersaglio di bracconieri. Ci sono tartarughe liuto, caretta, la tartaruga embricata e la tartaruga verde. E se visiterai l’isola nel villaggio di Manu Juan fai in modo di andare a scoprire il “santuario delle tartarughe” un piccolo centro di protezione delle tartarughe embricate note anche come tartarughe carey, che purtroppo sono in via d’estinzione. Questo centro è costituito da volontari che provano a prendersene cura e a difenderle. In particolare ho avuto la fortuna di incontrare Pelagio Paulino che da più di 30 anni, difende le tartarughe, tanto da aver trasformato il suo pollaio in un laboratorio dove cura e custodisce in incubatrici le uova e ne ha fatto un minuscolo museo per mettere i turisti a conoscenza delle tartarughe e del lavoro di conservazione che sta facendo insieme ai suoi collaboratori. Dall’inizio della sua missione, il numero di tartarughe che depongono le uova sulla costa dell’isola di Saona è aumentato da 7 a più di 40, una cifra che continua a crescere ogni anno. Durante la stagione di deposizione delle uova (da marzo a novembre), i volontari trascorrono molte notti senza dormire, aspettando che le tartarughe depongano le uova, e quando lo fanno, ne raccolgono le uova e le dispongono in grandi refrigeratori nel “santuario delle tartarughe”. Qui le tartarughe sono al sicuro fino a quando non sono pronte per iniziare il loro lungo viaggio attraverso i mari e gli oceani, quindi vengono restituite alla spiaggia di notte, nello stesso punto in cui sono state trovate. Quindi se puoi visitare il centro, ti consiglio di fare una donazione, oppure comprare e portare una ghiacciaia portatile da donare, oppure acquistare i prodotti che trovi in vendita come olio di cocco o miele.
  8. Molte parti del mare intorno all’isola sono profonde solo pochi metri. Molti banchi di sabbia formano le famose e già citate “piscine naturali” che con le loro acque calde e basse sono habitat delle stelle marine….E invece no! Perché arriva l’uomo! A questo proposito devo dire due parole. Le piscine naturali di Saona sono un luogo meraviglioso, purtroppo per il turismo e i turisti che consapevolmente o inconsapevolmente da sempre si divertono per una foto ricordo a toccare e prendere in mano le stelle marine che qui vivevano, ne hanno causato in parte la morte, e dall’altra la migrazione delle stesse in acque più profonde costringendole ad allontanarsi dal loro habitat. Quindi per favore, ma so che sarai d’accordo con me, non toccare le stelle marine!

[smARTinfo]
Ora che ti ho raccontato di Saona, devo condividere con te perché ho scelto di fare questa escursione nonostante sia un luogo preso d’assalto dai turisti ogni giorno e come ho scelto di visitarla.
Saona non devo dirlo io che è da sempre una delle maggiori attrazioni della Repubblica Dominicana, migliaia di persone vengono qui ogni giorno (si parla di numeri che vanno da 2000 a 3000 visitatori giornalieri), a bordo di mega catamarani, barche a vela, lance, elicotteri, dunque puoi ben immaginare come le poche spiagge autorizzate al turismo siano letteralmente trafficate durante la giornata. Il numero di agenzie e tour operator che offre questa escursione è davvero considerevole e potrebbe risultare complesso anche capire cosa si sta scegliendo, quando si decide di affidarsi a una escursione organizzata.
Sebbene si somiglino molto tra loro le escursioni proposte, tra queste si può però optare per qualcosa di più genuino e a misura di uomo. Basta saperlo riconoscere.
Per godersela nella giusta maniera devo metterti in guardia dallo scegliere un’escursione dozzinale e meno curata nel dettaglio, che sono in genere i pacchetti proposti a bordo di catamarani straboccanti di turisti, rum da quattro soldi e musica ad alto volume, che francamente dal mio punto di vista non consentono di godersi in pace l’ambiente intorno, e soprattutto rischierebbero di farti sentire fuori luogo in un posto così incantevole. In ultimo, le escursioni standard organizzate su imbarcazioni più grandi partono tutte alla stessa ora intorno alle 9-10 del mattino e ci ritrova a scoprire l’isola assieme a troppo persone.
Personalmente in genere amo il fai da te, ma dopo un’attenta ricerca ho avuto la fortuna di incontrare lo squisito Gabriele che con la sua Mariposa offre la possibilità di fare un’escursione giornaliera a Saona nel rispetto del luogo che si visita, per provare ad assaporarne la bellezza e quel che di autentico si respira in questa isola. In più l’esperienza e la conoscenza di Gabriele ti daranno la possibilità di conoscere un sacco di dettagli e storie sull’Isola.
Mariposa Tours | mariposatoursbayahibe@gmail.com | FB www.facebook.com/mariposa.tours | Tel/WhatsApp +1-8098661684  +1-8096605343

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Vedere il mondo in un granello di sabbia. E un paradiso in un fiore selvaggio, Tenere nel palmo della mano l’infinito. E l’eternità in un’ora [William Blake]

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Paola
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