Il Conte Zakula e il suo castello post urbano, regno di arte e umanità

“Io sono un Re, ho pieni poteri del mio spirito, della mia mente e del mio cuore, e un Re vive in un castello”.

Siamo a Cormano, periferia nord di Milano, e a raccontarmi la sua storia è Zakaria Jemai, conosciuto da tutti come Zak o Conte Zakula o lo Zio Zak, il regnante poliglotta (parla arabo, francese, inglese e italiano, e parlicchia altre lingue) di un castello sopra le righe, che lui stesso definisce il posto più bello dove abbia mai vissuto dopo la Tunisia, sua madre patria che ha lasciato nell’83.
Zak ha poco più di 60 anni, ma come dice lui con 120 anni di esperienza, ed è un uomo che ha peregrinato molto durante la sua vita, dalla Tunisia che gli ha dato i natali, ha iniziato il suo cammino per il mondo, per approdare poi nel vecchio continente.
L’Europa, oltre a esser diventata sua patria, è il luogo che lo ha visto farsi una famiglia, Zak ha due figli, che lui definisce la sua vera opera d’arte. E quando prende confidenza, comincia come tutti i papà a parlare dei suoi gioielli.
Non voglio scrivere la biografia di Zakaria, che meriterebbe un libro, ma son qui a dirti qualcosa dell’uomo Zak per arrivare a raccontarti un luogo, quello che appunto oggi è la sua dimora, il suo castello di 16000 mq. stretto tra la strada statale 35 e l’A4. Una dimora guai a definirla “luogo abbandonato”, una definizione che quasi mi è costata l’immediata cacciata dal castello. 

Il castello di Zak è un mondo a sè, ospitato appunto tra le mura di una vecchia fabbrica chimica, che vede orbitare attorno a sé la vita frenetica della periferia industrializzata e grigia di Milano, custodendo però al suo interno un arcobaleno di arte e storie.
Il castello prende vita all’interno delle mura di una parte degli edifici industriali, che Zak ha pulito e reso “vivibili” a modo suo, realizzando qui casa sua, che è una residenza domestica, ma anche una galleria d’arte, ricca di colori, installazioni, e tutto intorno, oltre il suo nucleo abitativo, decine e decine di strepitosi murals. Questo è un luogo da vedere, se Zak te lo lascerà fare, ricordiamoci che questa è la sua dimora, prima ancora di esser un museo urban-contemporaneo.
Tanti artisti son passati di qui, e ancora ne verranno, italiani e stranieri, sono oggi selezionati dallo stesso Zak. Lo Zio ama il bello, e vuole per il castello solo il meglio.

Arrivano in visita a questa fortezza urbana non solo tanti artisti, ma avventori tra i più disparati tra loro, tutti attratti da questo luogo ricco di fascino, un fascino non immediato, anzi difficile da cogliere, ma certamente autentico. Su tutti arrivano qui artisti, pittori, ma ci sono anche film maker, band musicali che vengono a suonare e girare video musicali, qui si girano anche video pubblicitari, appassionati di softair vengono a fare tornei, si sono girati dei film, si son fatte sfilate di moda, servizi fotografici.
Solo al castello succedono queste cose. Ma oltre l’arte, il cemento e le edere, c’è nobiltà, l’umanità nobile di un uomo.
Zak accoglie quasi tutti, accoglie chi sa portare gentilezza, attenzione e armonia. “Io voglio vivere contornato dalla bellezza” mi dice Zak, che ogni giorno impara qualcosa dalla sua vita e dalle persone che vengono a trovarlo. A volte organizza anche degli aperitivi, delle cene, mi dice quanto sia importante per lui la convivialità nonché la tavola. “Se vuoi campare bene, devi mangiare bene. Mangiare è amare”.
Ovviamente Zak accetta volentieri delle offerte (per quello c’è una bella cassetta a forma di casa dove lasciare un contributo), dei piccoli ma significativi regali, fusti d’acqua soprattutto. Qui non c’è acqua corrente, come non c’è energia elettrica, ma è il regno del riciclo: Zak ricicla pressoché tutto, raccoglie acqua piovana, fa raccolta differenziata ad esempio.

Se provi a cercare Zak e il suo castello sul web troverai diversi articoli, parlano di lui in tanti anche sui giornali, ma pochi forse ne hanno colto l’anima e l’hanno saputa raccontare a parole. Zak è conscio di questo e non nasconde di esserne amareggiato, un giornalista ha anche parlato di lui definendolo  “un senzatetto che la fa da padrone in una fabbrica abbandonata”. Non sono io a giudicare l’uomo, e non intendo raccontare alcuna verità in queste righe, ma posso testimoniare la mia esperienza faccia a faccia con un personaggio ostico, ma di cuore, che ha trovata casa dove gli altri vedevano solo macerie.
Non posso invitarti a casa di Zak, perché sarebbe maleducato, ma spero di averti trasmesso la forza, la sofferenza e la bellezza che ha trasmesso a me!
Ciao Zak! GRAZIE!

In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti. Passai per un ponte levatoio sconnesso [Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati]

p.s. In questo album di Flickr trovi tutte le mie foto al Castello di Zakula

Zakula Castle
*MADE WITH WANDERLUST BYPaola
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