A lezione di Marsala con Marco De Bartoli

Marco De Bartoli, Marsala | Sicilia | smartraveller blog

Da quando sono rientrata da Marsala non faccio che pensare ai sapori, ai colori e agli odori che mi hanno accompagnata in questo viaggio. Tra le esperienze più esaltanti, certamente, il viaggio nel gusto tra i vigneti di Grillo, stretti tra la campagna marsalese e il Mediterraneo, in quell’oasi chiamata Contrada Samperi, quartier generale della cantina di Marco de Bartoli, non un’ordinaria azienda vinicola.
Guidare lungo la strada che da Marsala si addentra nella campagna è un piacere. Perdersi nelle vedute che ti circondano, tra i colori vividi che il sole rivela, con l’azzurro che taglia, la terra tremendamente viva, il verde delle palme, il giallo dei fiori di colza; un entroterra tutto da esplorare tra muretti a secco e “bagli”.
Quella mattina ero in uno stato di calma e rilassamento totale (effetto Sicilia!), ed era solo l’inizio.

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Raggiungo l’antico baglio Vecchio Samperi, di proprietà della famiglia De Bartoli da oltre due secoli, dove ad attendermi c’è la padrona di casa, Gipi De Bartoli, che insieme ai fratelli Renato e Sebastiano, con energia e passione tramandano il sapere e il patrimonio di papà Marco, siciliano e marsalese fino al midollo, coerente produttore di vini immutabili.
Eh sì, mi lancio in definizioni pompose, perché ora so di cosa parlo.

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Chi è meno esperto di vini e profano di Marsala, forse non conosce così bene questo prodotto, tanto da associarlo erroneamente a un vino demodé, o peggio, ad un vino da cucina, senza alcuna emozione. Niente di più sbagliato! Le uve di queste terre sanno offrire un vino pregiato, che solo produttori come De Bartoli sanno elevare, oltre che portare in tavola. E non sono io a dirlo.
Vorrei raccontare minuziosamente la storia di quest’uomo capace di riscoprire questo vino nel suo momento meno florido, parliamo di 40 anni fa, quando il Marsala venne snaturato dall’industria, e considerato dai più un vino cheap; ma per raccontare questa storia non basterebbe un’enciclopedia.

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[ Il Marsala e gli Inglesi ]
La produzione vinicola a Marsala risale ai tempi degli antichi Greci e poi Romani, ma dobbiamo andare a fine ‘700 per individuare il passaggio che ne segnò la storia. L’uomo d’affari John Woodhouse approdò qui a Marsala nel lontano 1773 e in questa città incontrò un vino speciale, che destò grande interesse, in un’epoca in cui Porto, Madeira e Sherry erano molto in voga ed erano prodotti prediletti dai traffici inglesi. In quegli anni però, a causa del blocco continentale napoleonico, non erano più accessibili agli inglesi nè Portogallo nè Spagna: il vino marsalese era il prodotto giusto da portare nei salotti British!
Ma cosa fecero gli inglesi quando lo commercializzarono? Introdussero una grossa novità per i marsalesi, ossia aggiunsero al vino secco locale un po’ d’alcol, per migliorarne la conservazione ed evitare che si alterasse durante i viaggi. Questa mossa, però, fece del Marsala un’altro vino. Un vino liquoroso, fortificato.
Grazie agli inglesi, e all’amabilità del vino che avevano trasformato, Marsala guadagnò certamente molte attenzioni, tanto da innescare una corsa alla produzione del vino alla maniera inglese (Woodhouse e Ingham & Whitaker erano le cantine regine); gli italiani cominciarono con un certo ritardo a occuparsi di Marsala nella seconda metà dell’800 (vedi Cantine Florio), e poi altri produttori locali come Don Diego Rallo (1860), Vito Curatolo Arini (1875) e la Carlo Pellegrino (1880).
[ Il declino ]
Il Marsala conobbe anni d’oro, ma nel ‘900 la sua fortuna attraversò una severa crisi, soprattutto dovuta all’operato di alcuni commercianti che ne sfruttavano la fama per vendere un prodotto davvero scadente. La crisi interessò il Marsala dal secondo dopoguerra fino agli anni ’70-80, un lasso di tempo segnato dalla chiusura di molte cantine. In questo stesso periodo, si lavorò anche per dettare delle regole, e riconoscere al Marsala la “DOC”, Denominazione di Origine Controllata (la prima in Italia) e per introdurre una nomenclatura di Marsala ben precisa (oggi esistono quasi una trentina di Marsala, divisi a seconda del colore, della gradazione zuccherina, modalità di produzione). Da una parte questa regolamentazione fu accolta con favore, dall’altra, per alcuni, peggiorò la situazione, avallando gli interessi dei produttori.
[ Marco de Bartoli ]
In questo contesto, un produttore appassionato e fedele alla sua terra come Marco De Bartoli, scelse di intraprendere un’opera di restyling controcorrente che consentisse un ritorno alle origini del Marsala, ritrovando le antiche tradizioni pre-British, collezionando riserve recuperate da bagli abbandonati, credendo nei vitigni autoctoni.
De Bartoli decise anche di produrre Marsala DOC, ma alla sua maniera, come decise anche di produrre Marsala fuori dalla denominazione, producendo il vino originario marsalese, chiamandolo Vecchio Samperi, un incredibile vino secco che ho scoperto troppo tardi.
[ La visita del baglio Vecchio Samperi ]
Insieme con Gipi iniziamo la nostra visita “al contrario” (eh sì ho sbagliato ingresso, così abbiamo fatto il tour partendo dai campi), affacciandoci nella cava del tufo locale dal colore acceso, che mostra il substrato che nutre la vigna, ricco di minerali e conchiglie fossili.
Lì a fianco si ergono forti i vigneti. Uva Catarratto, un po’ di Pignatello (il solo rosso della zona) e dulcis in fundo il Grillo, il vitigno principe, robusto e longevo, col quale produrre dal Marsala allo Spumante. Mentre osservo la tipica coltivazione ad alberello, Gipi mi ricorda che da loro la raccolta viene fatta interamente a mano, con estrema cura e devozione, ovviamente pesticidi e fertilizzanti sono banditi, e si prendono solo accorgimenti naturali. Una procedura precisa in cui ogni singolo step incide sulla bontà del vino.

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Pochi passi ed entriamo in azienda. Tra presse a polmone, nastri trasportatori e silos, qui comincia tutto! La selezione, la spremitura, la fermentazione spontanea. Se chiudo gli occhi, immagino il tran tran che deve esserci qui tra agosto e settembre!
Le luci si fanno man a mano soffuse, ecco la cantina con le luci gialle dove il grillo fa 12 mesi di fermentazione per dare vita non al classico bianco, ma ad un vino da tavola corposo, complesso e longevo.
Nei corridoi riposano fragranti botti, e man mano che ci si sposta i profumi, gli odori sono sempre più avvolgenti e accompagnano la visita. Entriamo in una cantina dalla luce soffusa, un luogo particolare che non esisteva nel baglio originario, ma fu creato per conservare in condizioni controllate e stabili le botti di riserve di Marsala di oltre 30 anni, ma addirittura anche vini restaurati di inizio ‘900.
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Il tour tra le cantine finisce in quella che definirei la “cattedrale”, un magazzino dagli alti soffitti coperti da tegole, con botti centenarie, dove la luce e l’aria entrano naturalmente da delle aperture. Qui ha luogo l’invecchiamento. Come si vede con metodo “perpetuum”  che consiste nel disporre le botti a piramide: in quelle in basso è contenuto il vino vecchio, mentre nelle botti collocate al livello superiore vi è il vino più giovane; poi, con un sistema di “travasi” di piccole percentuali di vino giovane in botti con vini già invecchiati, si producono dei blend che danno medie di invecchiamento e un bouquet incredibile di sapori.
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Una curiosità, per i non addetti ai lavori come me, le botti non sono mai riempite, ma il livello del vino deve raggiungere il segno a “triangolo” che vedi in foto, per consentire all’ossigeno, prezioso per l’evoluzione del vino, di entrare.

[ La degustazione ]
Dopo aver riempito gli occhi e il naso arriva il momento di degustare i vini nella cornice di un bellissimo salone del baglio, arredato in stile rustico. Gipi ha pensato un viaggio nell’uva Grillo, quindi la degustazione verterà su vini provenienti dallo stesso vitigno, ma per tempi di vendemmia e vinificazione, molto diversi tra loro. La degustazione ha poi un finale in dolcezza, che porta fino a Pantelleria, dove Marco De Bartoli produce passito.Marco De Bartoli, Marsala | Sicilia | smartraveller blog

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Per dovere di cronaca, questi sono i vini degustati:
Terza Via – uno spumante dal metodo classico – per nulla banale – le cui uve sono vendemmiate entro la fine di agosto.
Vignaverde – un vino bianco fermo, sostenuto e con buona acidità. La vendemmia si fa a fine agosto/inizio settembre.
Vecchio Samperi Ventennale – il vino della tradizione, un vino secco, ottenuto grazie a un gran lavoro in vigna, nonché da un lungo lavoro in cantina, è prodotto con metodo perpetuum, e ha una media di venti anni di invecchiamento. 
Vigna La Miccia (Marsala Superiore Oro DOC – Riserva 5 anni) – vino dolce, una dolcezza data dall’aggiunta di mosto fresco e pochissimo alcol, un mix che Gipo m’insegna si definisce mistella. Le uve sono raccolte a fine settembre quando l’uva è zuccherina.
Bukkuram – chiudo in dolcezza andando a Pantelleria. Lasciamo il Grillo per lo Zibibbo appassito e invecchiato, secondo la tradizione. De Bartoli definisce il proprio passito un vino a tutti gli effetti; posso testimoniare essere lontano dall’essere uno sciroppo melenso.

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Inutile dire di aver apprezzato ogni singolo sorso di questi vini, e di esser stata capace di cogliere alcune sfumature grazie alla guida di Gipi. Ti ricordo che quando verrai qui per una degustazione, potrai scegliere la tipologia di percorso tra quelle offerte, ma potrai anche personalizzarla, aggiungendo dei calici extra. Qui trovi tutte le info.
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Ebbra di sapori e colori, mi prendo il mio tempo per curiosare qua e là per il baglio, per i corridoi ed il meraviglioso cortile. Sono completamente rapita dall’atmosfera che si respira qui, tra attrezzi da lavoro e arredi d’epoca, sembra di viaggiare nel tempo.

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Marco De Bartoli, Marsala | Sicilia | smartraveller blogDopo essermi congedata, sono pervasa da uno strano entusiasmo, una grande energia, sì in parte sarà anche l’effetto del vino, ma tanto è dovuto dall’incontro con una realtà così ricca, patrimonio di questa terra, e l’aver conosciuto questa azienda, tra un passato fatto anche di lotte, ma soprattutto di scommesse vinte, ed un presente in cui prospera la passione e l’eccellenza.
Ti auguro di poter incontrare i loro vini, ma naturalmente anche di visitare i luoghi da cui provengono!
P.s. Dimenticavo…lui è Marco De Bartoli!
Marco De Bartoli, Marsala Ph.Giuseppe Gerbasi

Ph. Giuseppe Gerbasi

 Azienda Marco De Bartoli
Contrada Fornara Samperi, 292
91025 Marsala (TP)
Tel. 0923.962093
www.marcodebartoli.com
Il vino è il condensato di un territorio, di una cultura, di uno stile di vita [Ernest Hemingway
© www.smartraveller.it
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5 pensieri su “A lezione di Marsala con Marco De Bartoli

  1. Pingback: 20 cose da fare e vedere a Marsala! | the smARTraveller blog ✈

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