Facce da Afghani

Laiba Hazrat, 6, poses for a picture. Islamabad, PakistanSe c’è una meta che non so se mai potrò visitare è l’Afghanistan. Guerre, interessi, scontri, strappi perpetuati negli ultimi venti anni hanno saputo rendere insicuro questo territorio, e quindi eclissare la grande bellezza artistico-culturale, nonché i tesori naturali e paesaggistici di questo affascinante e antico luogo. Attraverso la lettura, il cinema e, purtroppo, anche le cronache, ho filtrato il sapore di questa paese…un paese negato e annientato. La caratteristica che da sempre mi ha affascinato della storia afghana è il mix di esodi, movimenti di grande masse di persone, “riallocazioni” forzate, intrecci di etnie (caucasica, mongolica, australoide, turca ed iranica) che hanno saputo dare vita ad una popolazione i cui tratti somatici di fatto annullano i confini geografici afghani e rendono labili quelli etnici. La parola Afghanistan significa “terra degli afghani”, un’espressione banale, ma che nasconde una complessità unica. Chi sono oggi gli Afghani? Difficile dirlo con certezza, in primis perché tecnicamente l’ultimo censimento risale a 40 anni fa, ed in secondo luogo perché in Afghanistan, come recita il vecchio proverbio “religione ed etnia sono le due cose che riveli soltanto a tuo padre”, vige un comune sentimento di riservatezza nel definirsi in base alla propria appartenenza etnica.

Tra tutte le cose che so dell’Afghanistan ce n’è una che ho ben presente nel mio immaginario, gli occhi e gli sguardi della sua gente, dei suoi bambini, che da sempre hanno suscitato in me incanto e ammirazione, uno dei patrimoni in grado di rendere giustizia al fascino dell’Afghanistan. 

Beh, c’è un fotoreporter, giovane (classe 1981) ma già internazionalmente riconosciuto e navigatissimo (nel 2005 e nel 2013 ha vinto il premio Pulitzer nella sezione Breaking News e ancora nel 2013 il premio come Miglior Fotografo delle Agenzie di Stampa, secondo la rivista Time), che ha saputo tradurre in immagini, le emozioni di un Paese che sogno di visitare. 

Muhammed Muheisen, nato a Gerulasemme, nazionalità giordana, oggi residente ad Islamabad, Pakistan, è uno dei fotografi di punta dell’Associated Press, propone un percorso difficile, quanto affascinante attraverso una galleria di scatti carichi di significato, facenti parte di un progetto freschissimo (le foto sono dello scorso weekend), che ci conduce nelle baraccopoli alla periferia di Islamabad, Pakistan, che ormai da più di trent’anni è sede di una delle comunità di rifugiati più grandi del mondo: centinaia di migliaia di Afghani fuggiti dal loro paese.

Le sue immagini catturano volti di bambini afghani e la loro intatta bellezza e candore, ben oltre i soliti cliché fotografici. Muheisen non è estraneo alla guerra, sia per la sua storia personale, sia per le sue esperienze lavorative che lo hanno portato in Iraq, in Siria, e dal suo lavoro traspare tutto l’impegno volto ad illuminare le vite – e le difficoltà – degli abitanti di quelle terre. “La vita che conducono li fa apparire più grandi della loro età, loro si comportano e reagiscono come persone più mature”, ha dichiarato Muheisen, “ma la loro innocenza è proprio lì nei loro occhi”.

Quando ho visto le fotografie Muhammed Muheisen-AP ho immediatamente pensato: “E’ questo l’Afghanistan, e questi, ne sono certa, gli occhi più belli al mondo”.

Khalzarin Zirgul, 6, holds her cousin, Zaman, 3 months, as they pose for a picture while playing with other children in a slum on the outskirts of Islamabad, Pakistan

Khalzarin Zirgul, 6 anni, con il suo cuginetto Zaman, 3 mesi.

Robina Haseeb, 5 anni

Robina Haseeb, 5 anni

Naseebah Zarghoul, 6 anni

Naseebah Zarghoul, 6 anni

Ibraheem Rahees, 8

Ibraheem Rahees, 8

Hazrat Babir, 7 anni

Hazrat Babir, 7 anni

Gul Bibi Shamra, 3

Gul Bibi Shamra, 3

Hayat Khan, 8 anni

Hayat Khan, 8 anni

Abdulrahman Bahadir, 13 anni

Abdulrahman Bahadir, 13 anni

Akhtar Babrek, 13 anni

Akhtar Babrek, 13 anni

Basmina, 3 anni

Basmina, 3 anni

Awal Gul, 12 anni

Awal Gul, 12 anni

Allam Ahmad, 6 anni

Allam Ahmad, 6 anni

A proposito di Afghanistan, mi sento di consigliare una lettura interessante “Afghanistan. Avventure in un paese negato.

Segui i fotografi di Associated Press e Muhammed Muheisen su Twitter.Muhammed Muheisen

“Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi: devi vederle con il cuore e questo non è facile.” [Sergio Bambarén, Il delfino, 1995]

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